OTTO NON DEFINIZIONI DI DIO…

Con molto piacere pubblico questo testo di Carlo Molari, teologo vivente, in cui si rispecchia anche la mia visione di Dio. Quest’articolo chiarisce molto bene la definizione del Dio che ha questo teologo cristiano, e che chiaramente fa anche parte della dottrina della Chiesa, una definizione che avviene tramite un processo di negazione, la negazione di quelli che sono i principali luoghi comuni sulla figura divina comune a molti non credenti. Solo chiarendo il significato comune di quello che si intende dibattere si può dialogare tra due opposte visioni, se così non fosse sarebbe solo un inutile dialogo tra sordi, sterile ed improduttivo per entrambe.

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OTTO IMMAGINI DI DIO CHE NON SONO EFFICACI di Carlo Molari.
1. Il Dio della pura ragione: in questo Dio non credo, non merita fede, non merita fiducia, non è sufficiente. C’era un ateo convertito, un filosofo molto noto, Anthony Flew, che a quindici anni aveva fatto la scelta dell’ateismo. Quando nel 2004 fu chiamato negli Stati Uniti in un grande teatro per confrontarsi come ateo con tre teologi, prima di cominciare il dialogo dichiarò di aver cambiato idea. Successivamente ha giustificato il suo cammino razionale. In realtà Flew è giunto alla credenza in Dio attraverso la riflessione filosofica, ma non è giunto alla fede in Dio, cioè a considerare Dio come riferimento delle proprie decisioni, per giungere a conoscere e ad amare in un modo nuovo. Se non scopri che è un Dio che ti ama e che ti consente di giungere ad una forma nuova di vita, un Dio che salva a che ti serve? […]

2. Non credo nel Dio che opera nella creazione e nella storia intervenendo, modificando le situazioni, completando le creature, rimettendo in funzione i meccanismi della creazione e della storia quando si inceppano. L’azione di Dio è un’azione creatrice che offre possibilità, che alimenta il processo, ma che non si sostituisce mai alle creature, proprio perché fa esistere ed operare le creature. […] Dio è provvidente non nel senso che risolve tutti i problemi, ma nel senso che, ovunque l’uomo si venga a trovare, il suo amore è tale che può condurlo al suo compimento. Dio non può risolvere alcun problema storico se non ci sono creature che aprendosi alla sua azione indicano e realizzano la soluzione. Il «dio tappabuchi» non può essere il Dio della fede.

3. Non credo nel Dio che punisce i peccati che manda le pestilenze per far ravvedere gli uomini. Per moltissimo tempo si è pensato così. San Carlo Borromeo, in occasione di una pestilenza a Milano, organizzò una grande processione. Il santo portava la pesante croce di legno col sacro chiodo davanti a tutti invocando la misericordia di Dio. Scrisse poi al cardinale di Bologna esprimendo la sua gioia perché le chiese non erano mai state piene come in quei giorni. La peste, a suo giudizio, era stata lo strumento di Dio per il ravvedimento del popolo. Il segno chiaro che questa interpretazione era giusta stava nel fatto che «nonostante l’assembramento numeroso della gente che si era raccolta a pregare, non si era verificato nessun altro caso di peste».

4. Non credo nel Dio che cambia atteggiamento per la preghiera degli uomini. Come se noi pregando sollecitassimo Dio a fare qualcosa di nuovo. È una pretesa insensata, un modello antropomorfico. La preghiera ha un grande valore perché mette in moto in noi dinamiche di novità e di cambiamento, non perché modifica l’atteggiamento di Dio […] ma perché noi accogliamo la sua azione in modo molto più profondo e ricco.

5. Non credo in un Dio che può fare le cose perfette dall’inizio perché la creatura è tempo e può accogliere il dono solo a frammenti, nella successione. Dio è eterno, è pienezza di vita, è perfezione compiuta, ma la creatura è tempo e non può accogliere l’offerta divina tutta in un solo istante. Non ci può essere una creatura perfetta all’inizio. Nella prospettiva evolutiva si capisce bene che Dio alimenta il processo continuamente, cioè la creazione continua tuttora. Il compimento è il traguardo del cammino, la perfezione piena è solo alla fine.

6. Non credo nel Dio che vuole la riparazione del male attraverso la croce di Cristo o per mezzo di coloro che si uniscono alla sua sofferenza. Dio non vuole che gli uomini siano nel dolore, e quando qualcuno soffre Dio è dalla sua parte per sostenerlo nel suo cammino, perché possa giungere ad amare anche in quella condizione. I santi che hanno attraversato grandi sofferenze si sono santificati per l’amore a cui sono pervenuti. Lo stesso Gesù è giunto ad un amore supremo sulla croce e per questo è risorto. Amando Gesù ci ha salvato: è redentore non perché ha sofferto, ma perché la sofferenza è stata l’ambito in cui l’amore è fiorito in forme sublimi.

7. Non credo al Dio che parla all’uomo con parole umane. Dio parla nel silenzio perché non pronuncia parole umane, bensì divine, per noi silenziose. La sua Parola però alimenta la nostra vita come forza creatrice. Il contatto con Lui ci rigenera. Ma questo contatto non diventa parola, non diventa idea, non diventa immagine, bensì diventa esperienza vitale, evento di storia. Quando diciamo che la Scrittura è “parola di Dio” dobbiamo intendere la formula in senso analogico cioè di relazione. La Parola è quella forza di vita che ha suscitato gli eventi di salvezza, narrati dagli uomini secondo i modelli con cui li hanno vissuti e interpretati, e trascritta secondo i modelli culturali del tempo. Il processo che ci consente di cogliere il senso della Parola è rivivere le esperienze di fede che hanno caratterizzato l’evento narrato, coglierne la trama divina, e percepire nel silenzio la presenza che le ha rese possibili.

8. Non credo nel Dio del Progetto intelligente (Intelligent Design) come lo presentano i gruppi statunitensi che si battono per introdurre nelle scuole l’insegnamento alternativo all’evoluzionismo neo-darwinista. Dio della fede non è semplicemente il Dio delle origini ma del processo nella sua interezza. Le cause dei processi cosmici sono imperfette e il male accompagna sempre lo sviluppo della vita sulla terra. Il caos e la complessità caratterizzano molti eventi, perché Dio non interviene con azioni puntuali nelle situazioni della storia. L’azione divina in ogni circostanza offre molte possibilità per cui la casualità ha una parte importante nel divenire cosmico e negli eventi della storia. Il progetto salvifico si può realizzare anche attraverso fallimenti, vicoli ciechi, eventi casuali e imprevedibili che costellano il cammino evolutivo.

5 commenti

Archiviato in Religione

5 risposte a “OTTO NON DEFINIZIONI DI DIO…

  1. Reblogged this on I segni e le cose and commented:
    da leggere, da meditare, da vivere…

  2. amelia

    grazie, Natale Benazzi,questa mail la tengo in sospeso per coltvarmela con calma. Amelia

  3. Vera

    Sono arrivata qui per caso, ho letto e sono d’accordo su molto, ma su alcuni cose voglio dire qual e’ il mio punto di vista, le mie opinioni. Grazie.
    punto 4: se parliamo del Dio di Gesu’ la Bibbia e il Vangelo sono pieni di esempi in cui Dio, e scusate se lo dico in maniera cosi’ antropomorfica!, “cambia idea” in seguito alla preghiera dell’uomo. Lo stesso Gesu’ ci ha lasciato esempi incredibili relativi all’azione e all’efficacia della preghiera, e non soltanto quelli preliminari e necessari quelli che riguardano il cambiamento dell’atteggiamento umano di fronte agli avenimenti, ma proprio come intervento della preghiera che riesce a modificare gli stessi avvenimenti e le situazioni.

    punto 6: la Croce e’ la misura dell’amore di Dio per noi. E la misura del nostro amore per Dio e per gli altri non puo’ esistere senza la Croce. La croce e’ la condizione umana, che Gesu’ prendendo su di se’ ha reso gloriosa. Non si risorge senza morire e si muore sulla Croce.

    punto 7: sempre se parliamo del Dio di Gesu’, ebbene, Gesu’ si e’ fatto uomo e da uomo ha vissuto ha parlato parole umane e insieme divine rendendoci “capaci di Dio”. Dio facendosi uomo ci ha ridato la possibilita’ di essere simili a lui come ci aveva pensati e creati. Il Padre Nostro e’ fatto di parole buone per ogni tempo e per ogni uomo di ogni tempo. Ed e’ splendidamente fatto di parole, come Gesu’ e’ la Parola di Dio fatta uomo ed ha parlato splendide parole umane. Dio parla eccome con parole umane.

    punto 8: non il caso ma la Provvidenza! Io credo nel progetto intelligente di Dio, nella sua logica di salvezza quella secondo cui tutta la creazione geme e soffre in tensione in attesa del ritorno di Gesu’! tutti siamo collegati connessi e uniti nell’amore misterioso di Dio! ma non intesa, questa sapienza divina, come viene ipotizzato da questi gruppi di cui qui si parla, bensi’ come intelligenza sapienza amore e misericordia di Dio, ed anche esempi di questo sono facilmente rintracciabili nelle Scritture! Questo vuol dire che se anche noi pasticciamo e ingarbugliamo le nostre storie e le nostre vite… c’e’ sempre la misericordia e l’amore di Dio che fanno nuove tutte le cose e che ci ri-permettono di ripartire da capo bianchi come la neve. Non siamo affidati al caso della storia! ma siamo figli di un Dio attento e misericordioso!

  4. g_vignera

    Grazie Vera del tuo commento che incontra la mia approvazione.
    Ho pubblicato questo testo del teologo C. Molari con un fine ben preciso che era quello di dare ai non credenti una visione del divino aggiornata, in quanto molte volte ci si scontra con non credenti che hanno idee sul divino che si rifanno ai loro ricordi del catechismo delle elementari.
    La visione di Molari per chi crede invece è una visione di rottura e se alcune idee possono essere accettate, altre invece sono spunti di riflessione filosofica che possono essere o meno accettati ma che indubbiamente non debbono mettere in crisi la fede nel Dio di amore in cui crediamo.

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