Buongiorno amore

Nel silenzio

Del mattino

Accarezzo con lo sguardo

Il tuo corpo nudo

Nascosto

Nella penombra

Lo sfioro

Col pensiero

Per non svegliarti

Ma troppo rumore

Hanno fatto i miei pensieri

Ed i tuoi occhi

Indagano

Il mio silenzio

Mentre le tue labbra

Si appoggiano alle mie

Desiderose ancora

Di quel fuoco

Che ci divora dentro…

Buongiorno amore…

Filosofia attiva

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2 agosto 2017 · 2:21 pm

Comunicare in silenzio.

C’è un modo ricco ed allo stesso tempo povero per comunicare ciò che necessita di molte parole e che difficilmente riesce nel proprio intento.

La comunicazione è un modus esistenziale umano, infatti uno dei primi assiomi della comunicazione è proprio l’impossibilità di non comunicare, già il non voler comunicare è lanciare un messaggio agli altri.

Ma la comunicazione non è solo verbale, anzi la parte non verbale, assume sempre un peso maggiore nell’interazione tra gli individui.

Tutto questo per affermare che a fronte della difficoltà del narrare l’amore, una relazione umana fondamentale che lega esseri diversi tra di loro e che punta a creare un’unione nella differenza, c’è un modo immediato, semplice ma ricco di sfumature impressionanti e che parla in modo profondo, direi rumoroso.

E’ il bacio, l’abbraccio, la carezza sono quei gesti che comunicano, con una forza che le parole in questo contesto non riescono a creare.

Se le parole generano quel sentimento chiamato amore, sono però i gesti che lo rendono solido, visibile e chiaro agli occhi degli amanti.

Ecco allora l’importanza di saper leggere i gesti perché essi ci parlano e ci toccano nel più profondo dell’anima.

Filosofia Attiva

 

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GUIDATI DALLA STELLA (10° articolo di Peter Roche De Coppens)

Ed eccoci al terzo ed ultimo articolo di Peter Roche De Coppens sulla profonda simbologia del Natale.

Qui l’autore tratta della simbologia della Stella Cometa che illumina la capanna di Gesù e dei Re Magi e dei loro doni che celebriamo il 6 Gennaio, giorno dell’Epifania.
Una riflessione che ho fatto sul perché sono i pastori, i primi ad adorare Gesù nella grotta, è il fatto che, essi per sorvegliare il gregge di cui sono custodi, dormono all’aperto. In questo modo essi sono i primi ad accorgersi della luce della stella che li guida alla culla. Il loro vivere all’aperto gli permette di essere liberi e di poter correre verso la luce, a differenza di chi dorme nelle case, nel proprio rifugio delle proprie certezze. 

Che la luce della Stella torni a brillare dentro ognuno di noi e ci rimetta in cammino alla ricerca di quella spiritualità che è assopita dentro di noi.

Buona Epifania  a tutti.

Filosofia Attiva

epifania

Guidati dalla Stella

Parlando di Natale, ho cercato di proporre una nuova chiave d’interpretazione che renda questa festa e i suoi simboli molto più vivi, personali e pratici, con implicazioni e applicazioni concrete per la vita di ogni persona. Oggi vorrei completare questo lavoro con una breve analisi simbolica, analogica e spirituale degli ultimi tre simboli connessi alla storia di Natale: i Re Magi, i loro regali al Bambino Gesù e la Stella che li guidò fino a Betlemme. Tenete presente che esistono tante interpretazioni di queste figure, quello che vi viene offerto è solo un modello che dovrebbe aiutarvi a trovare la vostra personale visione.

Incominciamo con la Stella a cinque punte, quella che guidò i Re Magi da Gesù e che ritroviamo in cima all’albPentacoloAlto01ero di Natale.

Questa stella è stata interpretata in vari modi. Per esempio, come una cometa nel cielo, come un segno astrologico e persino come un UFO, un’astronave di alieni. Nel microcosmo dell’uomo, essa corrisponde al Pentagramma, simbolo che rappresenta l’essere umano realizzato in cui è nata e regna la coscienza spirituale. Ogni persona che attiva la propria coscienza spirituale e arriva alla padronanza di sé, attiva i propri Centri psico-spirituali della testa, delle spalle, delle anche e del cuore, quello che si trova proprio nel centro. Questo è un modo grafico per rappresentare la scintilla divina (il Sé spirituale), che si può manifestare ed esprimere coscientemente e liberamente attraverso i quattro elementi, cioè la parte fisica, vitale, emotiva e mentale del nostro essere.

Nel microcosmo, i Re Magi rappresentano le tre funzioni essenziali della coscienza umana: il pensiero, le emozioni e la volontà. Infatti, queste tre funzioni corrispondono sia agli attributi fondamentali di Dio e dell’uomo – coscienza – conoscenza, amore – sentimento e vita – energia creativa – sia alle forze che determinano il comportamento umano.

GUIDATI DALLA STELLA

Ciò che facciamo è infatti risultato di quello che pensiamo, sentiamo e vogliamo (un comportamento razionale è dominato dal pensiero che controlla le proprie scelte, mentre un comportamento irrazionale è dominato dalle emozioni e dagli impulsi). Visti secondo quest’ottica, i regali portati dai Re Magi a Gesù, oro, incenso e mirra, simbolizzano rispettivamente la conoscenza, l’amore e la volontà. Infatti, per nutrire la coscienza spirituale è necessario offrire tutta la propria attenzione ed energia (la volontà), tutto l’amore e i sentimenti, e tutta la conoscenza e pensieri a Dio, alla scintilla divina, affinché essa posso trasformarli in volontà, amore e saggezza divini. Persino nella Bibbia troviamo un’indicazione precisa in questo comandamento: “Amerai il Signore tuo Dio con tutta la tua mente (conoscenza, pensieri), con tutto il tuo cuore (amore e sentimenti) e con tutta la tua anima (volontà, attenzione ed energie)”.

Questa è la “chiave operativa” per arrivare al risveglio della coscienza spirituale, simile a quello che ritroviamo nella storia di Natale, nel simbolismo dei Re Magi dei loro doni. Ovviamente, questa prospettiva richiede molto lavoro e impegno da parte delle persone interessate.

Ogni interpretazione data corrisponde a un preciso dovere di coscienza ed essere, che, in quanto dinamici, cambiano secondo le esperienze della vita e gli sforzi fatti per trasformarci. Però, questa prospettiva apre per tutti noi anche porte e possibilità formidabili, che ci fanno apprezzare ancora di più e utilizzare meglio i grandi tesori, misteri e regali delle feste e dei rituali religiosi. Per aiutarci a vivere meglio.

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NASCITA SPIRITUALE (9° articolo di Peter Roche De Coppens)

Leggendo questo articolo e riflettendo sui simboli, che utilizziamo nelle nostre case, per festeggiare il Natale, non ho potuto non pensare all’utilizzo di altri strumenti di culto, ad esempio gli “hiera”, che erano utilizzati nei riti dei misteri di Eleusi. Durante le celebrazioni dei grandi Misteri, culto legato alle dee Demetra e sua figlia Persefone, gli iniziati toccavano questi oggetti sacri, per entrare in contatto con il divino, quasi ad assimilarlo nel proprio interiore, allo scopo di trovare la propria liberazione e salvezza dalla morte. In questo senso, vanno letti gli oggetti che ci ricordano il mistero, della nascita di Gesù Cristo, superando il folclore ed entrando in una sfera di maggior profondità, così come ci invita a fare l’autore di questi articoli Peter Roche De Coppens.

Un augurio personale di un sereno Natale a tutti coloro che mi seguono.

Filosofia Attiva

Nascita spiritualepresepe

Ogni anno, in Dicembre, il mondo cristiano celebra la festa di Natale. Ma cosa significa “Natale” è perché è stata istituita questa festa? Natale rappresenta la commemorazione della nascita di Gesù o anche qualcos’altro? Si tratta soltanto di una festa religiosa e cristiana, oppure ha insito un significato spirituale più profondo? Mi sono posto questi interrogativi parecchie volte e vorrei condividere le risposte che ho formulato secondo un’ottica spirituale. La vera chiave di Natale, così come di qualsiasi festa o rito religioso, si trova nel simbolismo e nelle analogie, in quanto tutti gli insegnamenti religiosi e spirituali autentici sono sempre dati in parabole o metafore, ossia in versione simbolica. Saremo poi noi, secondo il nostro livello di coscienza, a interpretarli. Questo significa che non esiste un solo e autentico significato, ma tanti quanti sono i differenti livelli di coscienza di una persona. Implica anche che questi significati non siano statici, ma dinamici, ossia che si accrescano con il crescere della persona e della sua coscienza.

Natale è indubbiamente una festa religiosa cristiana e la commemorazione della nascita di Gesù Cristo, ma a livello spirituale è anche qualcosa di più e di molto più importante. Secondo quest’ottica, Natale rappresenta un punto culminante nell’evoluzione di ogni persona e simboleggia qualcosa che non è ancora avvenuto, ma che deve succedere. La parola inglese “Christmas” è etimologicamente molto9 art più precisa e specifica. Infatti, significa “fare” o “rendere Cristo”. In questo senso, Natale rappresenta la nascita di Cristo nella nostra anima e coscienza, la nascita della coscienza spirituale in noi, l’apertura del nostro centro psico-spirituale del cuore.

Evocando, meditando e vivendo certe immagini, simboli e archetipi, risvegliamo la parte del nostro essere e le
forze che corrispondono a essi, quindi lavoriamo concretamente per la loro realizzazione e incarnazione in noi. In altre parole, il Natale, che racconta la nascita di Gesù Cristo nel mondo, ci dà un’immagine e un archetipo che prefigurano la nascita di Cristo nella nostra coscienza e ci aiutano a realizzare questo grande evento. Il Presepio può essere visto e interpretato secondo la stessa prospettiva spirituale: è un simbolo. Un archetipo di qualcosa che deve succedere nel “microcosmo”, cioè in ognuno di noi, nella nostra coscienza. Il Presepio rappresenta il centro psico-spirituale del nostro cuore e tutti i principi e processi necessari per fare per far nascere la coscienza spirituale.

Nella storia di Natale, si dice che Maria cercò invano nelle locande un posto dove partorire, non trovandolo, fu costretta a farlo in una grotta. Simbolicamente, questo vuol dire che quando il cuore umano è troppo pieno di paure e desideri, non c’è più posto per la Luce che potrebbe colmarlo. Maria, vestita di blu, Giuseppe, vestito di rosso, rappresentano rispettivamente la polarità femminile (la grazia che scende dall’alto) e la polarità maschile (lo sforzo umano che sale dal basso). Il bambino Gesù avvolto in bianco e oro raffigura la coscienza spirituale che scaturisce dalle due polarità. L’asino simboleggia l’immagine e l’ego umano, mentre il bue, l’energia sessuale: queste forze non devono essere distrutte, ma impiegate per favorire la nascita e l’espressione della coscienza spirituale. Infine l’Albero di Natale è il simbolo dell’Albero della Vita con i suoi 10 centri, che si illuminano quando nasce la coscienza spirituale in una determinata persona.

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L’anima segreta del Natale. (8° articolo di Peter Roche de Coppens)

I prossimi tre articoli di Peter De Coopens che pubblicherò parleranno del Natale e del suo profondo mistero.
Una festa sacra da sempre, il solstizio invernale in tutte le religioni è un momento cruciale per la spiritualità. Oggi purtroppo abbiamo perso il valore della sacralità della festa, è il tempo della manifestazione del divino nel regno umano, per correre dietro alla visione prettamente consumistica e superficiale. Le tre riflessioni ci aiuteranno, in qualche modo, a comprendere meglio, che cosa significa in realtà il Natale, per un uomo che vuole evolversi e vuole volgere lo sguardo in alto, alla ricerca della stella cometa che ci indica la via, per ritrovare il divino che è in noi.

Filosofia Attivababbo natale

L’anima segreta del Natale.

Con l’inverno, arriva anche Natale, la grande festa cristiana, carica di misteri e di simboli. Vorrei dunque parlarvi di questo simbolismo, iniziando proprio da Babbo Natale, figura ben conosciuta, ma generalmente poco capita. Per interpretarla in modo semplice, è essenziale conoscere il linguaggio simbolico e analogico. Babbo Natale stesso è, infatti, un grande simbolo, un archetipo, un “mandala” o “simbolo composito”. Circa un secolo fa, una bambina americana, Virginia, scrisse una lettera all’editore di Time Magazine, dicendo: “Mia madre dice che Babbo Natale esiste, mio fratello invece dice che Babbo Natale non esiste e mio padre dice che se lei pubblica qualcosa su quest’argomento, una risposta sulla sua esistenza, allora questa sarà la verità.” Babbo Natale esiste veramente?” L’editore le rispose: “ Cara Virginia, Babbo Natale è sempre esistito ed esisterà per sempre.” Ma non le spiegò chi era veramente questo mitico personaggio. Ed è proprio quello che vorrei fare ora con voi in chiave simbolica. Babbo Natale o San Nicola è, innanzitutto, un archetipo, un “simbolo” che rappresenta tutti noi, cioè l’essere umano realizzato, quindi non quello che siamo, ma quello che saremo un giorno. Questo è il suo segreto, il suo fascino, la ragione per la quale troviamo questa figura non solo in vari paesi e culture, ma anche in molte religioni.

Nel Giudaismo mistico, Babbo Natale non è altro che “l’Anziano dei Giorni” della Cabbala, l’immagine di Keter, del centro psicospirituale della testa. Nelle religioni teutoniche, invece, era Wotan. Ora, vi suggerisco un esercizio di meditazione che vi aiuti a capire meglio i significati simbolici di questa grande e “magica” figura: seduti o sdraiati, fate uno sforzo d’introversione ritirando le vostre attenzioni e le vostre energie dal mondo fisico esteriore per rifocalizzarle sul mondo psichico interiore.

Respirate ritmicamente e poi evocate e visualizzate la classica figura di Babbo Natale o di Santa Claus (San Nicola). Qui, davanti a voi, sta un uomo vecchio, con i capelli e la barba bianchi, con i guanti bianchi e con un mantello rosso. Questo personaggio ha anche una slitta trainata da renne o da cavalli alati e porta regali ai bambini. Guardandolo, si possono isolare i diversi simboli.

Ecco cosa troviamo:

  • Un uomo anziano, che rappresenta una “vecchia anima”, una persona evoluta con esperienza della vita.
  • I capelli bianchi e la barba candida, che rappresentano la saggezza.
  • I guanti bianchi che rappresentano la purezza.
  • Il vestito rosso, che è il simbolo della manifestazione dello spirito nella materia.
  • Le renne o i cavalli alati sono il simbolo del potere di bilocazione, dei viaggi fuori dal corpo o dell’esteriorizzazione del corpo astrale.
  • Il fatto che porti regali ai bambini ha un duplice significato. Quando una persona passa dal regno della personalità a quello dell’anima, oppure dalla sua natura inferiore a quella superiore, allora prova molta più gioia a donare, a fare regali, piuttosto che a ricevere cose. Il secondo significato è ancora più semplice quando se ne possiede la chiave interpretativa. Le “anime evolute”, i saggi, percepiscono e definiscono gli esseri umani come dei bambini che non sanno quello che fanno. Questo permette loro di accettare tante cose che, altrimenti, sarebbero inaccettabili o imperdonabili (la cattiveria, la violenza, le menzogne e le ipocrisie) e quindi idi evitare molti conflitti, frustrazioni e depressioni, se non addirittura l’odio per gli esseri umani.

 In conclusione, Babbo Natale non è altro che il simbolo o l’immagine dell’essere umano realizzato, di quello che noi saremo un giorno. Evocare e meditare su questa immagine ci aiuta ad accelerare la nostra evoluzione e a realizzare ciò che essa rappresenta.

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IL VALORE DEL PECCATO (7° articolo di Peter Roche De Coppens)

titolo peccato

Oggi si parla molto poco di “peccato”, considerato ormai una rimanenza atavica, di una religione autoritaria e obsoleta, ma si parla molto di “senso di colpa” e di “colpevolezza”, almeno tra persone che hanno una certa educazione e delle conoscenze di psicologia e psicoterapia.

Tuttavia, ciò che questi due argomenti rappresentano tocca e coinvolge un più ampio numero di persone, per cui considero importante parlarne un po con voi per aiutarvi a capirne meglio la natura, la dinamica e le implicazioni personali. Quello che la religione chiamava “peccato” era, in realtà, la violazione di una legge o di un principio della natura o dello spirito o della propria essenza, con conseguenze sia di tipo oggettivo (attinenti alla nostra vita) sia soggettivo (attinenti alla nostra coscienza).
Questa violazione toccava, inevitabilmente, i centri psico-spirituali più importanti: quello della Testa (generando confusione e mancanza di comprensione), quello del Cuore (causando depressione e “senso di colpa”) e delle Spalle (provocando debolezza e mancanza di vitalità).
Violare le leggi della natura, dello spirito e del nostro essere comporta sempre un abbassamento del nostro livello di coscienza, di vitalità, di amore e di apprezzamento della vita. Porta, in altre parole, verso la morte, l’incoscienza e la depressione. E questo indipendentemente dal fatto che ne siamo consci o no, o che lo chiamiamo o no con questo nome, cioè “peccato”, o meglio Peccato“violazione”.
La dinamica centrale del “peccato” è molto semplice: implica una diminuzione di energia o il verificarsi di un “corto circuito” tra la luce e le energie vitali che circolano nel nostro essere e nella nostra coscienza (tra i centri psico-spirituali e i nostri corpi energetici). Questo blocco energetico porta inevitabilmente a vedere tutto “buio”, confuso e a sentirsi impotenti, depressi, in poche parole a sentirsi “in colpa”.Quello che noi chiamiamo “senso di colpa” è in effetti, un “segnale d’allarme” per avvertirci che le cose così come sono non vanno bene, che dobbiamo cambiare qualcosa nella nostra vita.

Questo segnale d’allarme ci dice, nel suo linguaggio, che non siamo più noi stessi, che non possiamo più esprimerci, che non riusciamo più a fare il “nostro dovere”, cioè quello che siamo venuti a fare in questo mondo. In quanto alla colpevolezza, è un modo per farci stare male, quasi per punirci per aver perso ciò che, tra tutto, è la cosa più preziosa: noi stessi! Cosa possiamo imparare a livello pratico da queste esperienza? Innanzitutto occorre accettare che il passato è “passato” e non si può quindi cambiarlo. La nostra unica scelta è o di accettarlo bene e allora possiamo imparare qualcosa da esso, o di rifiutarlo e ricominciare da capo! Il nostro libero arbitrio si estende solo al presente e al futuro, ma mai al passato. Qualsiasi cosa abbiamo fatto nel passato può sempre servirci per imparare qualcosa, non fosse altro che evitare di ripetere ciò che ci ha fatto soffrire o ci ha danneggiato. In più è molto più importante imparare a perdonare tanto agli altri quanto a se stessi, rendendoci conto che “siamo essere imperfetti in un mondo imperfetto”. Un senso di colpa può essere il “pungiglione”, lo “stimolo” e la “motivazione” per provocare cambiamenti nel nostro comportamento, attitudini e relazioni e allora, in questo modo, si trasforma in una forza positiva. Il senso di colpa si potrebbe dire che è veramente “opera del diavolo”, del nostro io inferiore perché paralizza tutte le forze e facoltà superiori, imprigionandoci nel passato e nel negativo. Non solo, ma può anche ledere molto la nostra salute fisica e psicologica, abbassando il nostro sistema immunitario. E’ anche una mancanza di fede in Dio e in noi stessi, è una forma di rigidità che proviene più dall’orgoglio che da qualsiasi altra cosa

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L’IMMORTALITA’ DEL BENE (6° articolo di Peter Roche De Coppens)


titolo 6° art

Stiamo vivendo giorni davvero difficili, dove il male, con la sua feroce bestialità, sembra fare da padrone sulle nostre esistenze di occidentali, figli dell’illuminismo e del razionalismo.
Impietriti dalla paura della morte, vediamo, in tutto il mondo giovani vite, innocenti, spezzate dal fuoco sacrilego della violenza che vuole predominare sulla ragione, sul dialogo e sui valori di convivenza più preziosi, che abbiamo conquistato in secoli di lotte sociali, politiche e soprattutto culturali.
Sembra che non si riesca a trovare una via di fuga se non rispondendo alla violenza con una violenza ancora più dura che però genererà ulteriore violenza, in un circolo vizioso, senza fine, se non con il completo annichilimento dell’avversario, così come in Giappone solo le bombe atomiche piegarono la resistenza di quel popolo nel 1945.
E’ il sonno della ragione che genera mostri terribili, mostri che pensavamo non ci potessero più toccare, perché sepolti 60 anni fa con la fine della seconda guerra mondiale e che invece oggi si presentano alle nostre porte di casa, colpendo persone di tutte le età, inermi, senza alcuna possibilità di difendersi.
In risposta, a questa cupa situazione, l’articolo che vi propongo di Peter Roche De Coppens, ci porta a riscoprire l’eterno antagonista al male, il bene.
Siamo chiamati a vivere il bene e a combattere il male, con le armi della ragione e del sentimento, con entrambe contemporaneamente.
Scacciamo la facile idea della legge del taglione, dell’occhio per occhio e dente per dente, perché sono germi di ulteriore male futuro.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di solidarietà, fraternità e tolleranza, senza per questo dimenticare di applicare la giustizia, una giustizia severa verso tutti coloro che vogliono minare i valori fondamentali della nostra convivenza civile, di coloro che vogliono minare i diritti fondamentali dell’uomo, sanciti nelle nostre costituzioni.
Nella parte finale dissento profondamente dal fatto che il male non comporterà delle conseguenze per chi lo commette, Dio è misericordioso ma anche giusto, vi sarà un castigo spirituale per tutti coloro che sono autori di azioni in cui il male è padrone dello spirito. Se così non fosse a che varrebbe distinguere bene da male?

Viviamo allora il bene con tutte le nostre forze e ritroviamo la gioia di vivere.
Buona lettura.

 

L’immortalità del bene

Uno dei più bei libri scritti da Henri Bergson,(Parigi 1859-1941, filosofo francese suoi i temi della “durata” del tempo e dello slancio vitale) premio Nobel della letteratura francese e autentico mistico e filosofo, è “Le due sorgenti della Morale e della Religione” che ho riletto parecchie volte e che propongo semp
re ai miei migliori studenti e nei corsi più avanzati di sociologia.
La tesi fondamentale di Bergson è molto semplice, ma ricca di significati profondi: la morale e la religione possono essere viste secondo due angolature opposte tra loro. La prima consiste nell’evitare di compiere il male ma anche il bene, e la seconda nel fare il bene sia pure con degli sbagli. Quindi, per lui la prima prospettiva corrisponde alla religione e alla morale “statica” secondo la quale si evita di fare il male e si rispettano la legge, la morale e la religione a tutti i costi. A essa si contrappone la religione e la morale “dinamica” che consiste fondamentalmente nel fare il bene e nell’esprimere se stessi anche se, in questo modo, la persona può sbagliare e fare del maintro 6 art ridle.
Dobbiamo renderci conto che non siamo ancora esseri finiti o completi, bensì esseri in evoluzione in questo mondo imperfetto che non è affatto un paradiso.
Quindi è impossibile vivere in questo mondo senza compiere sbagli oppure senza violare la legge, dunque senza fare del male.
C’è un vecchio proverbio che dice: «se incontri una persona in questo mondo è perché è un peccatore (una persona non perfetta), altrimenti, se fosse perfetta non si sarebbe mai incarnata qui sulla terra.» Questo proverbio ci riporta a un senso di umiltà e delle proporzioni e nello stesso tempo ci fa capire quanto sia essenziale imparare a perdonare agli altri come a noi stessi. Di conseguenza, una religione e una morale “statica” sono comunque impossibili, particolarmente quando, elevando la nostra coscienza, diventiamo più sensibili e consci che le leggi della natura e dello spirito si applicano anche in modo simbolico e analogico agli aspetti più sottili del nostro essere e della nostra vita.
La vera scelta quindi non consiste nel “non fare il male”, ma nel “fare più del bene che del male” e nell’avere il coraggio di vivere e sbagliare.
Tutto ciò, in un certo senso, secondo Bergson rappresenta la differenza fra l’Antico e il Nuovo Testamento.
Nel primo l’enfasi è posta sulla conoscenza e sulla legge dalle quali proviene la nostra salvezza. Nel Nuovo Testamento, invece, l’accento è posto sulla grazia, sul perdono e sul coraggio di vivere e di fare del bene.
A livello pratico questo significa:
1. Non preoccuparti se hai fatto del male o se sbaglierai. Cerca, invece, di fare del bene e di dare sempre il meglio di se stessi, non meno, ma neanche di più.
2. Coltiva sempre un’attitudine di gioia e di fede nella vita. Non lasciarti mai abbattere dai tuoi sbagli o dai fallimenti del passato. Vivi il senso di colpa e la depressione come un “segnale di allarme” o uno stimolo per lavorare su se stessi e trasformare i propri aspetti d’ombra.
3. Vivi quel meraviglioso senso di “joie de vivre” (gioia di vivere, ne abbiamo già parlato nel primo articolo), di pace e di soddisfazione profonda come un messaggio che il tuo Sé ti invia per dirti che ciò che fai va bene, è nella giusta direzione e che devi quindi continuare così. La vera saggezza e maturità non sono mai tristi, indifferenti o imbronciate.BENE
4. Fa che ogni giorno sia per te come un vita intera, così potrai dare il meglio di te stesso e attualizzare il tuo potenziale più elevato e le tue migliori facoltà. Fai del bene dove e quando puoi e non preoccuparti mai del domani.
5. Rifletti sul fatto che “fin quando c’è vita c’è speranza e che puoi dunque trasformare te stesso e la tua vita”. Dio, nell’universo e in te, è molto più grande di qualsiasi peccato o sbaglio che tu possa commettere e ti perdonerà sempre se dai il meglio di te stesso.
6. Ricorda che solo il bene che hai fatto è immortale, mentre tutti i tuoi sbagli prima o dopo scompariranno dalla tua memoria. Quindi apriti alla vita e alla felicità.

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