Il ponte.

Quanta saggezza in questa affermazione: “Il ponte più difficile da attraversare è quello che separa le parole dai fatti”. Da una riva vi è il “logos”, la parola, l’idea mentale, dall’altra riva la “techne”, la realizzazione, la produzione.

La difficoltà nella vita quotidiana è proprio in questo ponte, di difficile attraversamento, perché si deve abbandonare la nostra zona di comfort, che è un azione dolorosa, per varcare l’ignoto, il fatto di non sapere se saremo in grado di portare a compimento quello che ci proponiamo idealmente. Però questa è la strada da percorrere fino in fondo, con coraggio.

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Sii

Sii preparato ad essere
chi tu fosti creato
ad essere
e credi che ti saranno date
le risorse, le relazioni,
le opportunità e la forza,
necessarie a portare
a compimento lo scopo
del tuo essere.
(Careen Smith)
fonte web: Power of Positivity

Traduzione di Giuseppe Vignera

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25 ottobre 2020 · 11:18 am

Breve riflessione

Nei giorni scorsi facevo una semplice riflessione su che cosa siamo noi, esseri umani.

Noi siamo le nostre storie, le nostre idee, le nostre passioni, i nostri sentimenti. Questo noi siamo, non i noste corpi fisici che hanno come destino il degrado.

Quindi siamo caratterizzati principalmente dal nostro mondo ideale, che resiste attraverso la memoria. Quando non saremo più qui non ci ricorderanno per il corpo e le sue membra ma ci ricorderanno per quello che siamo stati capaci di fare, di pensare, di ideare e realizzare, per il bene o il male che avremo lasciato.

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La ricerca della felicità

Sul Corriere della Sera del 21 Marzo, nell’inserto Buone Notizie, ho trovato un articolo sulla felicità ed i suoi segreti.

Riporto integralmente la presentazione dell’articolo di Simona De Ciero:
“Qual è il segreto della felicità? Una domanda difficile, ancor più al tempo del Covid; alla quale, però, tenta di rispondere il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, insieme al Movimento Mezzopieno, la rete italiana della positività. Recentemente, infatti, l’Ente scolastico e l’organizzazione torinese non a scopo di lucro, hanno lanciato «contesti e strumenti per il benessere e la felicità», un laboratorio rivolto agli studenti della magistrale in Psicologia del lavoro e dell’organizzazione. Un percorso di ricerca e di confronto sul tema dello sviluppo della felicità e del benessere, con un approccio multidisciplinare che coinvolge diverse materie: psicologia, filosofia, economia e medicina. Il Movimento Mezzopieno è un collettivo di associazioni, aziende, scuole, giornalisti e persone comuni; tutte impegnate nella diffusione della cultura della positività sul territorio nazionale.”

Se si va nelle librerie si trovano dozzine e dozzine di manuali per vivere “felici”, in tutti i modi ed in tutte le salse.
Vi è un affannosa ricerca di maestri di vita che con i loro corsi sappiano aprirci le porte del Nirvana, del Paradiso in terra.
Un grande business gira dietro questa ricerca spirituale, una contraddizione nei termini, ma il mondo consumistico ci ha abituato a questo modo distonico di affrontare la vita.

Personalmente non credo nella possibilità della felicità nella nostra esistenza terrena, nel “hic et nunc”.
Noi siamo immersi nel divenire o per lo meno nella sensazione che tutto scorra ed in questo fluire che genera entropia, disordine, diventa difficile accedere ad uno stadio di felicità che prevedrebbe uno stato di completa positività, su tutti i piani dell’esistere, un ordine che non ci può essere.

Più semplice pensare che, nella nostra vita, possiamo raggiungere gradi di benessere più o meno protratti nel tempo, una pacificazione tra stati positivi e negativi dell’esistenza, ad esempio sono contento di un successo lavorativo o affettivo al punto tale da portare in secondo piano un fastidioso male al dente.

A fronte di questa difficoltà, la ricerca del proprio benessere personale e non solo anche quello di chi ci sta vicino è un dovere importante, perché forse già nella ricerca si trova un grado importante di tale stato dell’essere.
La bellezza del viaggio non è nella meta ma è anche in tutto il tragitto che si è fatto per arrivarci.

Per cui bene fanno Università di Torino e l’associazione Movimento Mezzopieno ad indicare strade e metodi per trovare, maggiormente in questo periodo così difficile la cultura della positività.

Potete trovare l’articolo completo al seguente indirizzo: https://www.corriere.it/buone-notizie/21_marzo_20/segreto-felicita-momenti-difficili-si-recupera-l-arte-vivere-cf2110a6-88c4-11eb-9214-48facb37773c.shtml

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La stupidità

Marcello Veneziani nel suo ultimo articolo presenta una riflessione sulla stupidità umana.
“Peggio della stupidità c’è solo la stupidità che si presume intelligente. La semplice stupidità o la stupidità dei semplici alla fine la sopporti, può fare in certi casi tenerezza e perfino simpatia. Ma la stupidità complessa o la stupidità dei presuntuosi, che ritengono di rappresentare lo Spirito del Mondo, il Senso Corretto della Storia, è insopportabile”.

E di stupidità intorno a noi se ne vede tanta, anche in luoghi che per l’importanza delle conseguenze dove non dovrebbe esserci, mascherata da una sicurezza che se messa alla prova dimostra di essere un gigante dai piedi di argilla che frana senza pietà.
Sotto trovate il link alla sempre interessante pagina del filosofo italiano dove poter leggere il suo articolo.

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La recensione di Marcello Veneziani di Genesi e struttura della società di G. Gentile.

Giovanni Gentile (1875-1944) è uno dei pensatori italiani più importanti del 20° secolo, insieme a Benedetto Croce. Insieme fondano il neoidealismo che si pone come critica al positivismo imperante.
Cito alcuni passi dell’articolo che vi invito a leggere.
Lavora il contadino, lavora l’artigiano e il maestro d’arte, lavora l’artista, il letterato, il filosofo. Artisti e artigiani, operai e intellettuali sono tutti lavoratori; ma il lavoro non è in Gentile solo produzione e fatica ma attività etica e riscatto spirituale.
“L’uomo reale, che conta, è l’uomo che lavora, e secondo il suo lavoro vale quello che vale. Perché è vero che il valore è il lavoro”.
“In fondo all’Io c’è un Noi; che è la comunità a cui egli appartiene, e che è la base della sua spirituale esistenza, e parla per sua bocca, sente col suo cuore, pensa col suo cervello”. “La comunità è presente come legge interna all’individuo”. Organicismo comunitario.
L’uomo è famiglia, dice il filosofo, egli lavora per sé ma anche per i suoi figli, l’istinto alla generazione muta in vocazione e si perpetua tramite l’eredità. E in un bellissimo passo scrive: “Lì è la radice del senso dell’immortalità, onde ogni uomo s’infutura e spezza la catena dell’attimo fuggente”. Per Gentile la famiglia è il “perenne vivaio morale dell’umanità”.

Trovate la recensione completa alla seguente pagina

Il sogno di riunire l’Italia divisa

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Riflessioni della filosofia antica su anima e corpo e sulla salute dell’anima. 3.

La scoperta socratica dell’anima.

Abbiamo visto come Seneca, nella precedente puntata, ci invita a curare sopra ogni cosa l’anima.
Ma che cos’è l’anima?
I greci parlavano di anima, come psychè, ed il primo a parlarne diffusamente è Omero, nell’Iliade, così come nell’Odissea.
Essa è l’ombra dell’eroe che fuoriesce dal corpo al momento della morte e che giunge nel regno di Ade, luogo tenebroso e terrificante, l’oltretomba. L’anima è quindi un simulacro, una vaga immagine del vivente, qualcosa che permette di essere riconosciuti, tale che, quando Ulisse scende negli inferi, riesce a riconoscere tra i vari personaggi, sua madre ed Achille.
Terribile il grido di dolore dello stesso Achille, l’eroe greco per eccellenza, che confesserà di preferire la vita di un guardiano di porci, piuttosto che essere re in quel luogo lugubre.
L’oltretomba è il luogo dove risiedono gli dei ctoni per eccellenza, Ade con la moglie Persefone, di cui è bellissimo il mito che parla di un ritorno ciclico alla vita.
Una visione sicuramente pessimista quella dei poemi omerici, dove la vita dell’oltretomba è vissuta con angoscia.

Con il tempo questa concezione di anima inizia a mutare, a partire proprio dai vari pensatori presocratici, abbiamo visto Eraclito, e poi con le religioni misteriche ed infine con la religione orfica che iniziano a dare una speranza rispetto ad una vita ultraterrena, meno macabra e meno angosciosa.
Consiglio su questo argomento il testo di F. Sarri Socrate e la nascita del concetto occidentale di anima, 1997, che ho utilizzato per la mia tesi di laurea.

Ed è proprio Socrate che scopre che cosa sia effettivamente l’anima e la sua concezione, che sarà poi ripresa da Platone, dominerà il pensiero occidentale, fino ai giorni nostri.
L’anima coincide con la nostra coscienza pensante e operante, con la ragione, diviene la sede del nostro agire razionale e morale.
Ed è proprio l’anima che ci rende umani e ci distingue in qualche modo dagli altri esseri viventi.

E se è l’anima che ci rende uomini, è di lei che ci dobbiamo curare.
E questa sua scoperta diviene anche la sua ossessione, quel demone interno, di cui molte volte parla Socrate, lo porta a parlare dell’importanza dell’anima per l’uomo e lo porterà a processo ad Atene, perché diffusore di una nuova teologia e morale tra i giovani, difforme dal pensiero dominante allora.
Socrate pagò cara la difesa delle sue idee, leggete la sua difesa, nel tribunale che lo condannerà, nell’Apologia di Platone.

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Parole che mi appartengono…

Una pagina profetica di questo grande giornalista e scrittore, una pagina che si scontra contro il pensiero dominante di un globalismo imperante.
A fronte della massificazione, del tutti uguali, dell’indifferenziazione che viene predicata dal mainstream l’autore invita a fare una rivoluzione, soprattutto spirituale.

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Riflessioni della filosofia antica su anima e corpo e sulla salute dell’anima. 2.

Nella precedente puntata abbiamo capito com’è difficile la strada che porta alla conoscenza dell’anima, tanto profondo è il suo logos, come dice Eraclito.
Facciamo adesso un passo avanti nella nostra indagine e saltiamo fino a Seneca, filosofo della nuova Stoa, insieme a Marco Aurelio ed Epitteto, siamo all’epoca di Caligola e poi di Nerone, l’imperatore romano famoso per aver bruciato Roma e per aver obbligato al suicidio forzato il filosofo, suo maestro e consigliere.

Se si vuole stare bene, se si vuole essere in salute, concetto importante nel mondo classico, i Greci parlavano di kalokagathia che significava la prestanza atletica, la salute del corpo ed il rifiuto di lavori fisici se non il combattimento.
Il concetto ereditato poi dai romani costituì un vero culto della cura del corpo, testimoniato a Roma dagli edifici delle Terme, di dimensioni imponenti e comunque presenti in tutti i centri abitativi più importanti dell’impero.

Seneca ci dice in questa citazione, quasi in contrasto al sentire comune, di badare alla salute dell’anima, anteponendola a quella del corpo. Per cui ne ricaviamo una gerarchia d’importanza in cui l’anima è più importante del corpo.
In seconda battuta ci dice che occorre curare la salute dell’anima.
Quindi l’anima si può ammalare, può soffrire ed il suo malessere è più importante di quello del corpo.

Ci siamo spinti in avanti nella storia del pensiero filosofico perché volevo mettere in evidenza questa necessità di cura dell’anima.
Nella prossima puntata andremo indietro nel tempo, al padre del concetto moderno di anima che è Socrate.
Socrate, tramite Platone o forse viceversa, ci parleranno in modo approfondito di che cos’è l’anima e di che cosa occorre per farla stare in salute.


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Riflessioni della filosofia antica su anima e corpo e sulla salute dell’anima. 1.

Anima e corpo, i due attributi dell’essere umano che vivono congiunti e separati allo stesso tempo. Un profondo mistero a cui oggi molti non credono, pensando l’anima come un epifenomeno del corpo e destinata a finire con la morte e la relativa distruzione.

Io lo affermo subito ho una visione platonica della realtà, nel senso che credo esista e sia concreta l’esistenza di una realtà superiore e trascendente a quella solo fisica e materiale, un mondo parallelo che si intreccia con il nostro pur non toccandosi.
Per cui credo nella presenza di un anima, separata dal corpo, ma con essa interfacciata, qualcosa di diverso dai processi cognitivi che l’alimentano, questi frutto del corpo ed in particolare della mente e del sistema fisiologico legato ai processi cognitivi.

Credo questo in funzione di una semplice esperienza, due persone identiche e messe di fronte allo stesso spettacolo hanno una visione o emozione differente, se così non fosse saremmo automi o robot, vi è l’identità personale che ci contraddistingue che è un epifenomeno dell’anima.


Mi piace allora iniziare questa riflessione sull’anima e sulla sua cura, partendo dal filosofo, più oscuro dell’antichità, Eraclito.

Mi piace evidenziare in questa citazione che Eraclito parla di confini dell’anima, ritenendoli irraggiungibili, quindi a differenza del mondo fisico (physis) che è misurabile, definito, il mondo dell’anima, della psyché, ha la stessa natura del divino, una natura infinita e non misurabile.
Mi piace anche moltissimo il concetto di profondo, mi viene da pensare al buio del pozzo o della grotta, dove lo sguardo non arriva per l’oscurità, ad indicare l’estrema difficoltà di indagare.

Il termine logos infine indica la ragione che è l’unione di pensiero e discorso, quindi se si cerca la ragione, la spiegazione, dell’anima ci si trova di fronte ad una importante barriera data da questa oscurità che impedisce al logos di indagare.
E’ comunque Eraclito, primo tra i pensatori del suo tempo, che abbia un abbozzo di concetto di psyché come di qualcosa di separato rispetto al corpo, in quanto l’indagine sulla phiysis (natura) non è sufficiente.

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